Paluzza – presentazione del libro “Terra cosacca”

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2 pensieri riguardo “Paluzza – presentazione del libro “Terra cosacca”

  1. Non se ne può più dei cosacchi! Libri volumi, che pare siano sempre più distanti dalla realtà e stiano creando il mito romantico dei cosacchi! Leggete invece il volume di Marina Di Ronco che ha tradotto testi dal russo, leggete il Martirio della Carnia di Michele Gortani. La dislocazione dei cosacchi in Friuli è già nota e pubblicata, è inutile secondo me mandare ragazzini delle medie ad intervistare, o puntare alle fonti orali. Così finiremo per vedere i cosacchi in modo romantico e non realista, come idoli anticomunisti e non collaborazionisti nazisti, contro il popolo russo! E coloro che morirono a milioni per l’invasione nazista, fascista con cosacchi a dar man forte, furono famiglie russe, uomini, donne bambini, che erano comunisti perchè lo stato comunista, a differenza di quello zarista, stava dando loro pane un tetto e l’uscire dalla schiavitù reale. Andate almeno al museo di Caen in Francia, ove vedrete che accadde in Russia, durante la seconda guerra mondiale e quell’invasione, andate per cortesia. E i cosacchi, russi, si unirono a chi stava invadendo la loro terra, e uccisero russi, come loro. Che poi ad Ovaro si sia presentato questo volume, poi fatto un convegno , poi una mostra, su chi ha fatto una vera strage ivi, mi pare invero eccessivo, come questo amore per “colbacco e balalaica” attuale. Senza offesa, ma mi pare sia ora di finirla. Avrei poi più di una cosa da dire su metodo e fonti di questo autore, se sono quelli che si trovano su Mario Blasoni, Il nuovo libro di Franzolini racconta gli anni del “Friuli cosacco”, in Messaggero Veneto, 17 luglio 2015! Gli anni del friuli cosacco è poi titolo non corretto perchè i collaborazionisti nazisti che ci cacciarono dalle case, struprarono violentarono, rubarono, uccisero, presero bestie e fieno, ospedale e forno cooperativo, togliendolo ai carnici e ridussero la Carnia alla povertà, restarono qui meno di un anno.
    Cumò vonde, parplasei! Laura Matelda Puppini

  2. 1944 – Adolfo Hitler concepisce il diabolico piano per distruggere i camici e dà la Carnia in pasto a
due divisioni di russi “Bianchi”, una cosacca e l’altra caucasica, tra cui anche i cosiddetti “eroi di
Varsavia”, reduci dall’aver annientato i valorosi insorti di quella capitale. Il 26 agosto una prima ordadi 2.000 cosacchi si rovescia su Amaro e Tolmezzo; in due giorni 15 donne vengono violentate e inun mese le campagne sono devastate da 4.000 cavalli.
Ad Imponzo, russi e nazisti, trucidano Canzio Zarabara (47 anni) e don Giuseppe Treppo (42);
quest’ultimo finito a pugnalate per aver tentato di impedire ai cosacchi di molestare-delle giovani.
A Verzegnis viene assassinato Enore Cappellaro (27); a Rigolato ugual sorte tocca a Caio Gracco
(60), Celso Coltrer (22), Oliviero D’Andrea (24). Ad Illeggio don Osvaldo Lenna, condannato a
morte riuscì a salvarsi. A Casanova vengono trucidati Guido De Giudici (20), Galileo Missana (32),
Giovanni Ostruzzi (27) ed Ernesto Ostruzzi (31). A Terzo, Albina Gressani in Verìtti (55); a Illeggio,
Arivo Scarsini (30). I cosacchi, inoltre saccheggiano: Cedarchis, Cadunea, Imponzo ed fileggio;
devastarono pure Caneva, Casanova, Terzo, Formeaso, Cabia, Piedim, Valle, Trelli, Salino, Chiaulis
ed Esemon di Sopra. Inaudite sofferenze vennero inferte a Zuglio, Sezza, Fielis, Arta, Paularo,
Paluzza, Cleulis, Treppo Carnico, Villa Santina, Verzegnis, Comeglians, Entrampo, Calgaretto,
Mieli, Tualis, Vuezzis e Ravascletto. 
Una dozzina di chiese vennero invase: sette con scasso e furto. Nella chiesa di Imponzo venne
scardinato l’altare maggiore e sparpagliate le ostie.
A nord di Verzegnis furono bruciate quattro case coloniche e cinque a Esemon di Sopra. Più cji 3.000le persone senza tetto, senza bestiame e senza masserizie. Rubati persino i carri e gli attrezzi agricoli. Circa duecento le violenze carnali consumate da* cosacchi e nazisti, eseguite in spregio all’età e prevalentemente in luogo pubblico, sotto gli occhi dei famigliari. A Trelli di Paularo centinaia furono i cittadini percossi e seviziati. Cifre altissime toccarono le deportazioni specie nel canale di San Pietro ed in quello dell’Incarojo.
25 ottobre 1944: a Verzegnis, i cosacchi fecero man bassa di centinaia di quintali dì fieno e la
popolazione si esasperò. Al che questi assassini misero al sacco le borgate di Intissans e Chiaiacis,
bruciarono tre case e trucidarono quattro pacifici cittadini. Giuseppe (34) e Pio (34) Paschini, Luigi
(75) e Giovanni (79) Marsili. Non soddisfatti incendiarono tutti i casolari a Pozzis rubando ogni cosa. Ed ancora, per rappresaglia, il primo novembre 1944 i cosacchi ammazzarono due uomini e
bastonarono selvaggiamente 45 a Muina, Cella ed Agrons.
Il giorno seguente in queste località altri 11 uomini ed una donna vennero uccisi, mentre il geometra
Antonio Fabris (90) moriva nel proprio letto per le bastonate subite. Le cinque vittime di Muina:
Angelina Stradiotto (35), Egidio De Franceshi (45), Tullio Fabris (38), Elio Micoli (41) ed Ettore
Gallo (38); quelle di Luint: Antonio Marin (47), Antonio Not (59), Lino Not (37), Eligio Palma (27)
e Luigi Piemonte (25); una a Cella, Guido Felice (24) ed una ad Ovasta, Guerrino Timeus (34).
Sempre il due novembre 1944 veniva trucidata Lina, sfollata da Udine, che si era gettata sul corpo delmarito, Galliano Bulligan, -ex maresciallo – crivellato dai cosacchi che prima di entrare nell’abitazione avevano ucciso un povero vecchio che,impaurito e sotto la minaccia delle armi, li aveva dovuti accompagnare.
A Chiarsò di Piedim (Aita) l’operaio Agostino Cescutti (39) veniva dai russi, per gioco, preso a
pistolettate; rimase due mesi tra la vita e la morte. Sopravvive cieco ad un occhio.
Pieris di Prato Carnico, nuova bravata il 14.12.1944, l’operaio Giacomo Casali (44) viene
assassinato mentre si trovava sulla porta di casa.
26 dicembre 1944: vengono assassinati, a Verzegnis Ettore Romano (40) ed a Ovaro, con una
fucilata, Lucia Zugliani (19) che si era svincolata da un cosacco che voleva violentarla.Nello stessogiorno a Pia De Mea in Morassi (63) da Campivolo di Ravascletto i cosacchi con scariche di mitra le perforarono orrendamente le gambe; cinque giorni innanzi una pallottola aveva trapassato il’torace di Domenico Menean (19) di Villafuori di Ravascletto.
Primi di febbraio 1945: le violenze carnali, di cui una su una bambina di Caneva di appena cinque
anni, sono tredici, due i morti e tre i feriti gravi, oltre ad un centinaio di persone aggredite e bastonate a sangue perché si rifiutavano di lasciarsi portar via le pecore.
Destarono orrore il massacro dell’autista Marino Zugliani (39) di Raveo, lo stupro a Rigolato di una
bambina consumato dal maresciallo Nikolai e le orribili torture inflitte a Oreste Divora di Cercivento. 19 marzo 1945: a Fielis la popolazione subì ad opera dei caucasici ogni sorta di violenze e ci rimisero la vita, massacrati, Ernesto Cimenti (64) ed Ermenegildo Fior (66). Vennero frustati e picchiati a sangue donne e uomini a centinaia. Frustato anche il cappellano don Paolo Miu che assisteva un morente; 60 le case saccheggiate.
2 aprile 1945, un’episodio terrificante: Norma Solari (35) di Pesaris per sfuggire agli oppressori che
la perseguitavano di continuo riparò, con il marito ed altri compaesani, nel rifugio “De Gasperi”. 1
caucasici, circondato e sprangato il rifugio, lo diedero alle fiamme e tutti arsero orribilmente vivi.
4 aprile 1945: a Tolmezzo 17 ragazzi di età inferiore ai 15 anni vengono catturati da cosacchi ed
elementi della LufiwulTc e deportati a Gradisca. Di loro non si saprà più nulla.
2 maggio 1945: cosacchi e caucasici si scagliano selvaggiamente contro la popolazione di Ovaro ed
orrenda fine fecero: Antonio Agarinis (21), Dante Agarinis (23), ring. Rinaldo Cioni (34), Attilio
Rossi (62), Pietro Cimenti (25), Matteo Coiman (36), Gino Collinassi (20), Giovanni Della Pietra
(21), Francesco Fedele (61), Elio Fedele (34), Ermenegildo Gaier (46), Matteo Gottardis (22),
Vittorio Gressani (47), Giuditta Mirai (53), Secondo Not (25), Silvio Pavona (53), Virgilio Pavona
(24) e Giacomo Pavona (24), Vittorio Primus (20), Rinaldo Rupil (38), Giobatta Tavoschi (70) e
Matteo Triscali (70).
Fine tremenda anche per il parroco, don Pietro Cortiula che,intervenuto per proporre una tregua,
venne pugnalato all’inguine, spogliato di ogni cosa, bastonato e trascinato nella piazza del paese e lì
finito a colpi di pistola.’ Prima di abbandonare Ovaro, altro eccidio cosacco: cinque prigionieri massacrati in mezzo alla piazza. Durante il ritorno a Comeglians i cosacchi freddarono a raffiche di mitra Marco Raber (30) che tranquillamente rientrava dal lavoro.
Oltre al sangue versato dai partigiani, durante la fiera ed eroica resistenza, la Carnia soffrì le perdite di oltre 300 civili, uomini donne e bambini, in maggior parte morti in seguito a sevizie e torture. Dai
russi e nazifascisti circa 300 le donne, bambine ragazze e spose violentate. Più di tremila le persone
bastonate, picchiate a sangue e seviziate.
Dei 3.500 civili ( comprese 200 donne) inviati nei lagher nazisti, appena 30 sopravvissero e una
buona parte di queste morì presto.
2.000 case e più di 1000 casolari distrutti.
10.000 capi di bestiame, 15.000 tonnellate di fieno ed altrettante di legna depredate.
10.000 furono gli abitanti che rimasero privi di tutto a seguito di saccheggi e devastazioni.
Ci fermiamo qui ancorché lunghissimo e doloroso sarebbe ancora il calvario subito dalle gemi friulane ad opera dei truci occupatoli.
Rammentiamo per ultimo il tragico e totale incendio e massacro di Nimis (29 settembre – 1 ottobre
1944), ricordando le decine di trucidati e deportati nei lagher nazisti, le innumerevoli sevizie
perpetrate da nazisti e cosacchi ai danni della popolazione.
Il circolo Pablo Nerùda ricorda con cocente dolore, assieme a tutto il Friuli Democratico, tutte queste infamie e crudeltà subite dal Nostro Popolo Friulano.
Di seguito riportiamo da il Messaggero Veneto di domenica 16.6.1991 l’affermazione dell’avv.
Antonio Comelli presidente della Cassa di Risparmio di Udine e Pordenone – sponsor del
documentario – che parlando dei cosacchi in Friuli afferma: “si trattava di gente fondamentalmente
buona, che non faceva violenze gratuite, anzi aveva un profondo spirito umanitario”.
Rispondiamo a questa incredibile affermazione sia con quanto precedentemente scritto sia con un
brano tratto “L’incendio e il martirio di Nimis” di mons. Beniamino Alessio:
” compaesani attardati a Nimis (durante la devastazione) con la speranza di salvare qualche
cosa, asseriscono di aver sentito parlare in italiano e friulano. E’ da augurarsi che. ciò non risponda a
verità. Ripugna troppo ritenere capaci ài tanto i nostri stessi fratelli”.

    Giorgio Coianiz San Giorgio di Nogaro

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